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testi critici
Massimo Salvadori
Fino a poco tempo fa si
credeva che l'optical, il
cinetismo, l'arte programmata,
avessero ormai detto tutto e
fatto il loro tempo. Massimo
Salvadori è la dimostrazione
quanto mai attuale che non è
così. Riesce infatti a rinnovare,
a rigenerare e a reinventare i
temi comuni e trasversali a
questi movimenti storici, in
modo avvincente e trascinante, dando un contributo di
innovazione che certamente in pochi si aspettavano ancora.
Questa capacità è sorprendente; è persino difficile da credere.
Se non si vedono le opere dal vivo, è impossibile cogliere quanto
siano fresche ed avvincenti, così chiaramente riferibili ad un
contesto artistico che vanta ormai cinque decenni di vita, e nel
contempo così capaci di dare un senso di “mai visto prima”. Si
possono passare minuti interminabili ad esaminare un solo
angolo di una piccola opera, avendo sempre davanti qualcosa di
diverso, ogni volta che si rilegge l'immagine, che si sfuoca e si
rimette a fuoco la visione, ogni volta che si coglie una nuova
concatenazione di elementi geometrici o una nuova relazione tra
i molteplici piani virtuali di osservazione, come entrando in un
caleidoscopio tridimensionale.
Salvadori è una piacevole sorpresa, dimostra che l'arte è viva,
che non smette mai di trovare nuove strade anche dove nessuno
sembra vedere vie praticabili. Ma soprattutto dimostra che non si
deve necessariamente seguire la moda commerciale del
momento per essere artisti di spicco.
Giuseppe Antona
luglio 2010
Geometrie illusorie
Mettiamola così: l’Arte Cinetica e Programmata non smette mai di germogliare. Pionieristica nell’ambito dei fenomeni percettivi di natura ottico-matematica, fin dagli anni Cinquanta del Novecento, ecco che oggi ricompare nell’ Optical di Massimo Salvadori: preferibilmente smalti e acrilici o soli acrilici su tela, di indubbio impatto formale, sia nell’assoluto della bicromia bianco-nero, sia negli sgargianti rossi, verdi, viola, blu, gialli, stesi con pulizia e nitore. Frantumazione e ricomposizione di figure geometriche inscritte nella perfezione del solo quadrato, coincidente con la spazialità della tela stessa. Nei recenti acrilici (2009-2010), esposti ora presso la Casa d’Arte di Via dei Mercati, la tecnica pittorica smussa in modo più fluido la spigolosità naturale di angoli, fughe prospettiche, intersezioni, sovrapposizioni. L’esuberanza coloristica, trattenuta nell’ordinato reticolo geometrico, riconferma l’alfabeto combinatorio modulare delle prime opere. Certosina pazienza, quella di Salvadori, paradigmatica della sfida con le leggi della percezione neuro-sensoriale, oltre che ottica: l’angolo visuale dell’osservatore è costretto a virare di continuo, gradevolmente spiazzato dalla sintassi della sequenza estetica. Bell’atto di coraggio, dal momento che questa poetica torna a ragionare, in fondo, sul “grande libro della natura”: la fisica e la matematica sono la chiave di lettura scientifica del mondo, non senza religiosità; a dar retta al libro biblico della Sapienza, infatti, tutto è stato disposto da Dio “in misura, numero e peso”. Ma è pur vero che l’esperienza artistica non ha mai smesso di interpretare il loro linguaggio in modi originali. Anche Salvadori si cimenta, con esiti dignitosamente antiaccademici: non mette in gabbia l’energia che lo sospinge verso le dinamiche della visione; non inciampa in ingombranti riconosciuti maestri (Vasarely, in primis. Ma anche, verrebbe quasi da dire, l’austriaco Tornquist; la nutrita schiera di molti artisti dell’Est europeo; poi, Costalonga e molti altri ancora). All’origine della sua ricerca c’è anche una cultura della curiosità? Come se l’artista avesse tra le mani, all’atto del dipingere, un caleidoscopio in grado di sollecitare la fantasia, persa dietro alle infinite possibilità delle forme? E se anche fosse? La curiosità è tra i propellenti dell’atteggiamento speculativo. Cosa non da poco considerando che l’Optical di Salvadori non è solo un pregevole esercizio di competenza tecnica, ma indaga intorno a questioni teoriche centrali (nel pieno dell’agguerrita svolta tecnologica): la tridimensionalità, prima di tutto, poi le interferenze e le alterazioni della luce nelle dinamiche della spazialità, infine l’effetto della rappresentazione estetica all’interno delle fissazioni retiniche. Gli elementi geometrici condivisi, protagonisti di questi lavori, si pongono come segno di comunicazione naturale tra espressione artistica e vita di Salvadori, per il valore simbolico assunto nella storia delle umane culture – si pensi al triangolo, o al cerchio -, e per il loro concretizzarsi quotidianamente nella realtà del mondo che ci circonda.
Luisa Facelli
marzo 2010
L’esattezza della realtà
È chiaro quanto siano vicini i confini della ricerca
della scienza e della tecnologia e quelli delle opere
artistiche più rigorose, e ciò al tempo stesso ci ricorda
quanto siano vicine all’arte alcune immagini della scienza.
William C. Seitz
L’Optical art di Massimo Salvadori ha la peculiarità di non rendere possibile un’interpretazione univoca poiché essa è come la matematica che, pur avendo un’unica soluzione, offre varie possibilità di ragionamento. Infatti, i lavori di Salvadori non si leggono mai osservandoli da un unico punto di vista percettivo e le sensazioni, totalmente individuali, sono differenti fra loro. Talvolta si ha l’idea di un movimento che si impone dal basso verso l’alto, altre volte sembra che l’immagine affiori risalendo dal centro della superficie pittorica distendendosi su di essa.
Ciò che Salvadori analizza con il suo lavoro è la realtà. Egli ha assunto come proprio punto di partenza i postumi di una riflessione tardoromantica, riflettendo sul rapporto tra individuo e mondo che lo circonda. In fondo, tutto è rapportabile a uno schema misurabile: individuato e stabilito un canone è soltanto una questione di rapporti. In questa maniera si realizza uno spazio sfruttando un processo creativo basato sulla ripetizione di un modulo geometrico. L’arte diventa espressione matematica e si fonde su un rigore ineccepibile. L’occhio percepisce un’immagine trasmettendola al cervello, ma la visione non si risolve in una sola immagine, ma in una sequenza di immagini determinata da un ritmo. La capacità di tali immagini di associarsi può avvenire nella sequenza stessa, nello spettatore, oppure esternamente a lui, determinata da meccanismi ottici e luminosi. Ciò che sottostà a tali ricerche è un preciso rigore scientifico messo in atto attraverso l’utilizzo di elementi geometrici semplici – ma anche complessi – e una precisa conoscenza delle teorie del colore e della percezione visiva.
Il bianco e il nero rivestono un valore assoluto nell’arte di Salvadori. È a questi ultimi che spetta il compito di definire le forme. Quindi ecco i colori, piatti, in contrasto simultaneo tra loro. Le forme divengono sempre più complesse e pongono allo spettatore molteplici interrogativi. Ciò che si ha davanti non è solo un quadro, è un dispositivo estetico complesso la cui conoscenza presuppone la conoscenza dei codici costruttivi.
Partendo da questi elementi semplici si arriva a suggerire sulla piatta superficie effetti ottici tridimensionali ottenuti attraverso la strutturazione del piano secondo sofisticate e sempre più complesse regole percettive. In questo caso l’oggetto artistico è il risultato di un progetto la cui realizzazione presuppone una precisa operazione manuale, ben lontana dall’intervento della tecnologia industriale.
Carlo Pesce
gennaio 2009
Geometrie dell'optical
Percezione visiva e valorizzazione dello spazio
L'arte di Massimo Salvadori si incentra totalmente sul tentativo di dare
una valorizzazione geometrica allo spazio, una valorizzazione che passa
attraverso il ricorso ad un linguaggio che utilizza elementi e nozioni scientifici.
Il riferimento storico, immediatamente percepibile, è quello Op(tical) art, un
riferimento che prevede la creazione di opere sfruttando le regole della percezione
visiva, arrivando alla determinazione di un pensare attraverso le immagini, che,
di volta in volta dà dinamismo o staticità a queste ultime. Salvadori lavora con
elementi semplici, per lo più forme geometriche elementari e colori primari.
Lo spazio, così condizionato, si risolve in strutture che vengono percepite in
modo mai univoco dall'occhio di chi le osserva. Sono strutture continue, che
matematicamente tendono all'infinito. Sono immagini proiettate nello spazio profondo,
viaggi interstellari alla velocità della luce, percorsi della mente che riducono il
complesso organismo spaziale all'essenza delle linee contenenti e dei colori
contenuti. Infatti, come già esplicato dai teorici dell'Optical Làslo Moholy-Nagy
e Josef Albers, "...la percezione rappresenta una parte, un momento dell'immaginazione
intesa come attività di pensare attraverso immagini, inizialmente statiche e
successivamente dinamiche". Da qui risulta chiaro che una ricerca del genere
non può limitarsi alla realizzazione di una sola immagine: è una sequenza impostata
e determinata, simile ad un ritmo musicale che assume determinazioni particolari,
come un messaggio luminoso che cambia a seconda del contesto percettivo.
Inizialmente nelle sue opere attraverso il bianco e il nero associato a figure
geometriche semplici, vengono creati effetti ottici in cui la definizione della
forma è precisa, facilmente comprensibile. In seguito - anche con lo studio dell'effetto
delle associazioni cromatiche fatto al computer - si passa a ridefinire i contorni
di questi elementi semplici, fino a suggerire il rilievo della piatta e bidimensionale
superficie del quadro. La bellezza dei lavori di Salvadori sta appunto nella
proposta di cogliere gli elementi estetici propri della scienza; la peculiarità
del suo discorso Op art sta nel fatto che - come era avvenuto durante la grande
stagione Optical - l'artista rende possibile il movimento di piani totalmente
immobili utilizzando soltanto elementi di carattere percettivo.
Carlo Pesce
febbraio 2005
Una scacchiera ipotetica
Dentro l'illusionario ordine di una visione optical dell'arte dove l'effetto
cromatico provocato razionalmente scivola nella luce dell'imprevedibilità del
colore e della geometria della forma, si incontra il labirinto cromatico della
segnica di Massimo Salvadori.
L'artista ci conduce in un percorso indicandoci sempre una via di fuga, di uscita
dalla logicità dell'opera, coinvolgendoci nei suoni squillanti di un'iconografia
che rincorre immagini virtuali, dai contrasti importanti, violenti ma sempre studiati.
Proprio nel minimalismo delle scelte cromatiche si concentra la poesia dell'autore,
che ama gli spazi ed i tempi musicali, essendo anche musicista, ed è forse il rigore
musicale quasi matematico che lo affascina maggiormente, ricercando nuove tonalità,
nuove ricerche formali, trovate nella scelta di timbriche che proiettano dentro di
noi importanti emozioni.
Nell'epoca della freddezza concettuale contemporanea dominata da video/tecnologie,
comunicare visivamente il colore diventa un'esigenza prorompente di molti artisti,
che pur vivendo il contemporaneo vivono l'estetica di una propria dimensione fuori
dal tempo, spiazzandoci come fa Salvadori dentro una scacchiera ipotetica, giocando
contro la fiaba del quotidiano.
Piergiorgio Panelli
giugno 2001
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